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Non tutto ciò che cresce è un dermatofita

Non tutto ciò che cresce è un dermatofita

iVet News | 01

Come si presenta una dermatofitosi?

Le manifestazioni sull’animale possono essere diverse: da perdita di pelo, alopecia non pruriginosa tendenzialmente circolare, presenza di peli spezzati, forfora, piccole croste o arrossamenti. Occasionalmente nel gatto formano granulomi sottocutanei (pseudomicetoma). Talvolta è del tutto asintomatica o difficilmente evidente come nei gatti a pelo lungo, che rappresentano il principale serbatoio.
E’ bene ricordare che nella maggior parte dei casi le dermatofitosi sono zoonosi.

Quali specie possono essere colpite?

I più colpiti sono Gatto, Cane, Lagomorfi, Roditori e Cavallo, ma anche Bovini, piccoli ruminanti e animali selvatici.

Ci sono condizioni che favoriscono le dermatofitosi?

Si riscontrano più frequentemente in animali che vivono in collettività e a contatto con l’uomo.
Il clima caldo e umido è fondamentale per Microsporum canis la cui germinazione delle spore è termo-dipendente, ma in generale l’autunno resta la stagione più favorevole per lo sviluppo di tutti i miceti.
Sembra inoltre che ci sia una maggiore incidenza in alcune razze come Yorkshire Terrier e gatto Persiano.

Quali sono le specie più isolate?

  • Microscoporum canis (91-84% dei casi in gatto e cane rispettivamente) è la specie zoofila più isolata negli animali da affezione e più frequentemente trasmessa all’Uomo. Il Gatto rappresenta l’ospite elettivo e principale serbatoio in cui il fungo ha dimostrato un forte adattamento assestandosi in una sorta di commensalismo o provocando lesioni scarsamente infiammatorie.
  • Tricophyton mentagrophytes (9% gatto e 12% cane), anch’esso zoofilo.
  • Microsporum gypseum (4%) specie geofila.
  • T. rubrum, T. tonsurans, M. audouinii, Epidermophyton floccosum vengono isolati occasionalmente

Come si trasmette una dermatofitosi?

Attraverso il contatto diretto tra animali o animale-uomo, attraverso materiale infetto (pettini, trasportini, coperte, ecc…), ambulatori veterinari, toelettature, canili e oasi feline, ma anche direttamente dal terreno dove molte specie (geofile) svolgono il loro ciclo vitale. La resistenza delle spore nell’ambiente può superare i 18 mesi, perciò in caso di isolamento di dermatofiti è bene provvedere ad una sanificazione degli ambienti per evitare recidive.

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Come diagnostico una dermatofitosi?

  1. Lampada di Wood
    Si tratta di un test di screening con sensibilità stimata attorno al 50% in grado di svelare una fluorescenza verde mela o bluastra dei peli parassitati da alcuni dermatofiti.
    La lampada a luce ultravioletta di Wood deve essere accesa qualche minuto prima dell’esame, l’osservazione dell’animale deve avvenire in una stanza buia attendendo che l’occhio umano si adatti all’oscurità. Il pelo dell’animale deve essere analizzato per almeno 5 minuti poiché alcuni ceppi non rilasciano una fluorescenza immediata. Bisogna prestare attenzione ai peli in prossimità di lesioni crostose che possono emettere una ingannevole luminescenza.
    Per evitare falsi positivi è bene accertarsi che i peli siano singolarmente fluorescenti.
    Solamente il 50% dei ceppi di M. canis rivela una fluorescenza mentre M. gypseum e T. mentagrophytes non causano mai fluorescenza alla lampada di Wood.
  2. Osservazione microscopica del pelo
    E’ una tecnica che permette una diagnosi immediata qualora nel campione esaminato siano presenti artrospore, per questo motivo è molto importante la selezione del materiale da sottoporre all’analisi.
    Si sospende il materiale raccolto in olio minerale o in caso di croste e lesioni si chiarifica con soluzioni a base di idrossido di potassio. L’osservazione microscopica si esegue in campo chiaro o con l’aggiunta di blu di metilene, in questo modo si possono evidenziare le ife fungine che invadono i peli e la presenza di spore. E’ un esame che deve essere eseguito da un occhio esperto e la negatività del test non esclude la presenza di dermatofiti. Anche questa metodica ha una sensibilità stimata intorno al 50%.
  3. Esame colturale
    Senza dubbio si tratta dell’analisi più lenta ma anche quella più sensibile per confermare o escludere il sospetto diagnostico.
    Permette una diagnosi definitiva e l’isolamento preciso della specie fungina.
    Nell’uomo è stato stimato che l’esame colturale ha una sensibilità superiore al 95% mentre è di poco superiore all’80 % negli animali.

Quando è consigliabile eseguire l’esame colturale?

Tutte le volte che vi è un sospetto di Dermatofitosi, quando si vuole escluderne la presenza o in caso di:

  • Soggetti provenienti da canile, oasi feline o allevamento, indipendentemente dall’età.
  • Animali destinati alla “Pet-Therapy”
  • Cuccioli con patologie dermatologiche
  • Animali debilitati, stressati, in chemioterapia o con patologie concomitanti.
  • Cani con lesioni cutanee che frequentano parchi o ambienti in cui soggiornano altri animali.
  • Tutti i casi in cui vi è un sospetto di “dermatofitosi esotiche” (ad es. M. persicolor).

Come si esegue la raccolta del materiale?

Per ottenere un risultato attendibile e veritiero è fondamentale eseguire un buon campionamento.
Anche se i terreni di coltura per miceti sono molto selettivi, è importante abbattere la carica di microorganismi inquinanti detergendo delicatamente la zona interessata con alcool al 70%.

Le procedure di raccolta del materiale possono variare a seconda della situazione:

SINGOLE LESIONI ALOPECICHE
Bisogna campionare i peli rotti, più fragili e sfrangiati al margine dell’area priva di pelo e raccogliere con lama da bisturi anche le eventuali croste.

UNGHIE
Raccogliere i peli e le croste alla base dell’unghia, eventualmente con l’ausilio di uno spazzolino sterile, tagliare l’ultimo pezzo di unghia e raschiare il moncone sulla parte concava.

LESIONI GENERALIZZATE
Prelevare peli e croste con lama da bisturi o pinze, o utilizzando una spazzola in plastica apposita o uno spazzolino da denti nuovo /sterilizzato.

ANIMALI SENZA LESIONI
Per individuare i portatori asintomatici bisogna spazzolare il soggetto per almeno 5 minuti su tutto il mantello utilizzando una spazzola apposita. In questo modo le spore vengono attratte della spazzola per carica elettrostatica.

Il prelievo di singoli ciuffi di pelo non è sufficiente a diagnosticare la condizione di portatore asintomatico.

Come si esegue l’esame colturale?

Il terreno di coltura più utilizzato è l’agar Sabouraud destrosio addizionato di antibiotici e rosso fenolo, ovvero il Dermatophyte Test Medium o DTM. Si può utilizzare simultaneamente anche Sabouraud destrosio + Cloramfenicolo, con lo svantaggio che essendo un medium meno selettivo, spesso tendono a crescere velocemente altri miceti ambientali.

Raschiato cutaneo e peli seminare il materiale raccolto (raschiati, peli – meglio con bulbo- , unghie, croste, spazzolato) sul terreno di coltura cercando di fare aderire il materiale cutaneo al terreno di coltura.

Spazzola deve essere infissa temporaneamente nel terreno di coltura e gli eventuali peli raccolti durante lo spazzolamento non devono essere seminati.

A semina avvenuta bisogna chiudere la piastra o il barattolino e porre il campione ad una temperatura di 25-28 gradi per almeno 7 giorni, monitorando ogni giorno le eventuali crescite e i cambiamenti di colore dell’agar.

La temperatura è molto importante perché viraggi di colore precoci (su DTM) si osservano solo se il campione è mantenuto a una temperatura costante di 27 gradi.
È importante ricordare però che alcuni ceppi di M. canis non generano alcun viraggio del DTM.

I dermatofiti utilizzano per prime le proteine del terreno di coltura, producendo metaboliti alcalini che nel DTM provocano un viraggio dell’agar dal giallo al rosso acceso.
Gli altri funghi metabolizzano prima i carboidrati e successivamente le proteine, determinando un cambiamento di colore dell’agar tardivo (dopo 10-14 giorni).
L’efficacia della diagnosi colturale su DTM dipende molto dal campionamento e dalla quantità di materiale seminato.

Quale formato di terreno utilizzare per l’esame colturale?

Esiste in commercio una vasta gamma di kit ambulatoriali per la coltivazione di funghi dermatofiti, è comunque consigliabile utilizzare piastre Petri di 80-100 mm di diametro.
Le piastre Petri forniscono lo spazio necessario allo sviluppo del fungo e consentono di apprezzare la forma delle colonie molto utile per l’identificazione di specie (M. Canis, ad esempio, produce colonie a forma di “stella d’amianto” traslucida) e garantiscono una ampia superficie su cui disporre il materiale cutaneo campionato.
Le spazzole cutanee utilizzate per identificare i portatori asintomatici possono essere seminate solamente su terreni ad ampia superficie come le Petri.

Come si identifica la crescita fungina?

L’identificazione inizia con l’osservazione macroscopica della colonia: forma, colore, aspetto superiore della crescita fungina (spesso i dermatofiti sviluppano colonie bianche cotonose) e del retro della piastra (eventuale viraggio al rosso del DTM).
Si prosegue con una identificazione microscopica della colonia tramite scotch-test, colorato con Blu di Lattofenolo e disposto su un vetrino. La forma delle ife e l’eventuale presenza di macroconidi (la cui forma e numero di loci è di grande aiuto) e microconidi consente di giungere ad una corretta identificazione.

Non tutte le colonie in grado di crescere sui terreni specifici sono dermatofiti!
Alcuni miceti (ad esempio Alternaria e alcuni Penicilli) possono mimare la presenza di Dermatofiti e determinare un viraggio al rosso del DTM.

È fondamentale sempre confermare la positività al microscopio!!!
La dermatofitosi è uno dei disturbi cutanei che più si presta ad errate diagnosi su base clinica.

Dr. Andrea Grassi
Dr.ssa Lorella Maniscalco

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